Gita in Val Gerola - Smoppy's Adventures

Gita in Val Gerola

Lo spettacolo che offre la Val Gerola
Lo spettacolo che offre la Val Gerola
Note tecniche
Partenza: Laveggiolo (1400)
Arrivo: Lago d’Inferno (2100)
Dislivello positivo: 924 metri
Durata: 1.30h (al rifugio) – 2.40h (al lago)
Difficoltà: E (escursionistica)
Punti di appoggio: Rifugio Trona / Rifugio Falc
Attrezzatura consigliata: Scarpe da trekking

“La più bianca d’inverno, 
la più verde d’estate…”

Tempo incerto, la mattinata che si perde inciampando nelle tabelle orarie. Le premesse per questa avventura di Smoppy erano tutt’altro che positive. Scegliamo la Val Gerola, con meta il rifugio Trona Soliva (1907 m s.l.m.). Anche la scelta inizialmente è frutto del caso, di una selezione a cuor leggero in una giornata con poche pretese.

La strada si inerpica sopra Morbegno allontanandosi progressivamente dalla Valtellina; punta al cuore delle Orobie, tagliando la Val Gerola, celebre per il bitto, prelibato formaggio montano. Siamo in un luogo di confine, oggi fra Sondrio e Bergamo, ma in passato fronte di guerre e di forti rivalità.

Parcheggiamo a Laveggiolo (1400 m s.l.m.), frazione del comune capo della valle: Gerola Alta (consigliata anche la visita del borgo). Qui inizia un sentiero fra i boschi che ci accompagna a mezza costa fino alla nostra meta.

Smoppy gioca a nascondino ovunque
Smoppy gioca a nascondino ovunque

Il sentiero

Il sentiero si intreccia continuamente con una grande strada agro-silvo-pastorale comoda per chi volesse avventurarsi su questi pendii in Mountain Bike. In questo primo tratto benediciamo i colori e i suoni dolci del bosco. Il cielo è ancora carico di nuvole pallide che schermano il sole, ma la nostra attenzione si concentra sui dettagli, sui profumi che caricano la terra e sui fiori che esaltano una infinita serie di scorci da dipingere.

Questo primo tratto è agevole per tutti, anzi, amabile, e spinge a conversare e scherzare. Ci permettiamo anche degli assaggi di erbe selvatiche e una poco fortunata caccia al mirtillo (si consiglia di ripassare a fine giugno).

Superata una serie di torrenti con cascatelle il panorama si apre sul cuore della valle. Il Pizzo Tre Signori e le cime sue sorelle sembrano governare con piglio arcigno, osservando attenti i passi di noi stranieri. Il sentiero punta verso sud proseguendo con una serie di saliscendi: a questo punto siamo già a 500 metri di dislivello positivo, ma la strada procede senza strappi. 

Il vero motivo per il quale arriviamo sempre in ritardo ai rifugi
Il vero motivo per il quale arriviamo sempre in ritardo ai rifugi

Il Rifugio Trona Soliva

Arriviamo in notevole ritardo al rifugio Trona Soliva: abbiamo iniziato a camminare dopo le 11.30 e fra fotografie e video abbiamo passato più tempo fermi che in movimento. Per fortuna possiamo ancora addentare un pasto caldo dal profondo sapore di montagna. Per chi scrive è il turno di polenta abbrustolita con due salsicce, mentre i miei compagni di viaggio (Miguel&Chiara) vegani, virano su una sostanziosa pasta al pomodoro.

Ecco perché ci piacciono tanto i rifugi
Ecco perché ci piacciono tanto i rifugi

Mentre mangiamo le nuvole danzano rapide sopra di noi e liberano l’azzurro del cielo, regalandoci un pomeriggio che rasenta la perfezione. Ma non sono finite le sorprese per noi. La montagna sa offrire a chi è disposto ad ascoltare, e i nostri cuori dopo questi mesi di isolamento anelavano all’incontro con un cantastorie: 

Fidenzio si avvicina a noi con delicatezza ma prorompente: “mi piacerebbe cantare qualcosa per voi, vi spiace?”; i nostri occhi brillano e acconsentono immediatamente. La montagna in Italia porta con se i canti di guerra, non inni alla vittoria, ma elogia dell’amore di una gioventù costretta a combattere e morire. Nella voce di Fidenzio, rotta dalla commozione e dal tremore dell’età – “io sono del ’39” dice con orgoglio” – risuona tutta la fragilità dei sogni che si scontrano con la guerra.

Sono i canti non di un esercito, ma di una infinità di ragazzi come noi. C’è anche spazio però, per i canti popolari, per la gioia del brindare insieme con delle genepy che prende il sapore delle erbe montane: ecco la tragicomica storia del “Mazzolin di fiori” e il sentimento di fraternità di “Amici miei”. Rimaniamo più di un’ora a parlare, la nostra montagna è sempre più lontana dallo sport e dall’agonismo e sempre più vicina ad una filosofia di vita. Desideriamo cogliere il tempo, dare un senso ai piccoli gesti e agli incontri inaspettati

Uno scorcio della Val Gerola
Uno scorcio della Val Gerola

Il Lago dell’Inferno

Suonano le quattro, a metà giugno il sole è ancora alto nel cielo e quindi decidiamo di proseguire lungo il sentiero verso il lago dell’inferno. Il nome ci attrae, e ci spinge la curiosità di ricercare il punto in cui inizia l’elettricità. Infatti, la Val Gerola è una gigantesca centrale idroelettrica. I tralicci partono dalle grandi dighe sotto i ghiacciai per scendere fino a valle e dare luce ed energia alla Lombardia. Qui i fiumi sono stati deviati, bloccati, quasi prosciugati. Questi segni ci ricordano che ogni nostra azione ha un impatto totale sull’ambiente che ci circonda.

Mentre superiamo la soglia dei 2000 metri scorgiamo il cambio dell’ecosistema. La roccia inizia a prendere il posto degli alberi e dei prati erbosi. Passo dopo passo il grigio soppianta il verde e i padroni di casa corrono rapidi da un lato all’altro della valle. In pochissimo tempo scorgiamo, infatti, una comitiva di marmotte e poi un grande gruppo di camosci.

Camosci in vetta
Camosci …
Marmotte in Val Gerola
… e marmotte!

Arriviamo alla diga sopra il lago e il fluttuare delle nuvole ci regala un continuo cambio di luci e prospettive. Una piccola nota storica su questi luoghi. Fra queste cime passava il fronte nord, prolungamento della Linea Cadorna, perimetro difensivo dell’Italia dalla Svizzera durante la prima guerra mondiale. Qui, per fortuna non furono sparati colpi di cannone, ma il lavoro dei soldati è ancora ben visibile sulla montagna.

È giunto il momento di tornare verso casa, mentre il sole tramonta al di là delle montagne. Non sembra quasi possibile ma abbiamo fatto quasi una ventina di chilometri. 

Lago dell'Inferno in Val Gerola
Lago dell’Inferno in Val Gerola
La diga e il Lago dell'Inferno
La diga e il Lago dell’Inferno
I nostri voti
Fatica: 2/5
Avventura: 2/5
Poeticità: 5/5 
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Glossario

1 agro-silvo-pastorale, strada polifunzionale, finalizzata ad utilizzo prevalente di tipo agro-silvo-pastorale, non adibita quindi al pubblico transito, non soggetta alle norme del codice della strada, nella quale il transito è sottoposto all’applicazione di uno specifico regolamento.
2 genepy (o genepì), è un liquore tipico del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Valtellina, ottenuto dalla macerazione in alcool di artemisie alpine.

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