Come Organizzare un’intervista - Smoppy's Adventures

Come Organizzare un’intervista

Cosa ci fa un’intera puntata dedicata alle interviste in un corso dedicato ai video di viaggio? Prima delle implicazioni pratiche direi di porre l’attenzione sulla “filosofia” del viaggio. 

Uno degli aspetti più importanti del viaggiare è il confronto con l’altro, è l’incontro con una realtà nuova e diversa rispetto alla nostra quotidianità. Nel raccontare un viaggio con un video quindi, l’intervista diventa un’occasione unica per sperimentare direttamente l’incontro con l’altro, con chi abita i luoghi che stiamo attraversando.

Come organizzare un'intervista
Come organizzare un’intervista in viaggio

Dopo questa premessa iniziamo con i consigli tecnici su come gestire un’intervista in mobilità. Nei prossimi minuti non parleremo delle interviste commerciali stabilite con largo anticipo e con località scelta, ma le vere e proprie interviste di viaggio, molto spesso improvvisate.

1. Audio

Troppo spesso quando si parla di video trascuriamo l’audio. È una colpa grave, dettata dal fatto che ultimamente chi inizia ad avvicinarsi al mondo dell’audiovisivo si ritrova a lavorare principalmente su video musicali o videoclip emozionali, dove l’audio è costituito da musiche e suoni scelti in altra sede. Eppure noi ci occupiamo di Audio-Visivo; quindi la nostra attenzione dovrebbe essere riposta almeno a metà fra questi due media. Lo squilibrio è netto non solo a livello di attenzione, ma anche di spesa. Molti amatori compongono la loro borsa dell’attrezzatura con migliaia di euro fra camere, obiettivi, droni ed accessori, eppure ci si blocca di fronte a microfoni da 200€-300€. A mio parere è uno degli errori più naturali e gravi che si possano commettere. In un video l’audio ha pari valore; anzi potremmo azzardarci a dire che ha addirittura più importanza rispetto al video. Provate con i vostri sensi e poi ditemi se è meglio un video di altissima qualità con un audio incomprensibile o una traccia audio perfetta con un video di bassa qualità!

Nelle interviste lo sbilancio fra le due componenti è ancora più accentuato. Un video poco interessante può essere sostituito da immagini b-roll, ma un audio opaco o incomprensibile ci costringe a buttare tutta la clip. Detto questo cosa possiamo fare per aiutarci a migliorare? 

  • Scordiamoci l’audio integrato delle nostre camere;
  • Meglio un mini microfono, anche di fascia bassa ma posizionato ben vicino alla bocca di chi parla. (piuttosto usiamo anche solo in nostro telefono nascosto!);
  • Teniamo da parte un budget per un buon mic lavalier. La perfezione sarebbe un sistema wireless. In situazioni ottimali infatti possiamo spendere tempo per posizionare e controllare microfoni, in viaggio invece dobbiamo affidarci alla soluzione più piccola, semplice e soprattutto monitorabile in diretta;
  • Prendiamoci un minuto per analizzare il luogo. Come scegliamo con cura l’inquadratura della camera cerchiamo un luogo con le minori interferenze sonore possibili! (una volta ho registrato una bellissima intervista di mezzora accanto ad una strada di campagna – sono passate solo 5 macchine, ma hanno interrotto dei momenti cruciali del racconto!).

2. Camera a mano, cavalletto o Gimbal? 

Abbiamo sistemato il nostro microfono, ora tocca alla camera, nostra croce e delizia. Cosa ci conviene fare in viaggio? La mia esperienza mi porta a suggerirvi che la soluzione ottimale per un’intervista è e rimarrà per sempre il cavalletto. A primo impatto potrà apparirci come una scelta conservativa e noiosa, ma il computo dei pro e dei contro ha una sentenza netta.

Il cavalletto ci permette di scegliere un’inquadratura e concentrarci su altro (le domande da fare, l’ascolto attento dell’audio ecc…). Ma Davide, il cavalletto non si muove, la gente si annoia a guardare un’immagine fissa! Giustissima osservazione, per questo motivo dovremo cercare intanto un’immagine che sia bella da vedere; ma soprattutto abbinare all’intervista dei b-roll,  delle coperture che approfondiscano l’argomento e che alzino il livello della nostra produzione… nel caso in cui per un preciso punto ci trovassimo scoperti abbiamo sempre l’opzione sicura del ritorno alla nostra immagine con cavalletto.

Il cavalletto pesa. Questa è l’unica problematica vera che potrebbe portarci verso le altre due ipotesi. Posto che io un cavalletto me lo porterei sempre dietro, sono cosciente che in alcune situazioni limite non è fisicamente impossibile (penso ad un viaggio in bici; effettivamente sarebbe molto scomodo da portare, anche se ormai ne esistono di veramente piccoli e stabili).

La seconda scelta ricade sul Gimbal. Il Gimbal può addirittura essere visto come un miglioramento per alcuni: ci permette infatti di muovere la camera e rendere più intrigante l’immagine, più coinvolgente. Perché allora non è la mia prima scelta? Sono due i motivi:

  • Distoglie le nostre attenzioni e le nostre forze, tenere in mano un Gimbal per 10-15 minuti di fila può essere un vero esercizio di forza per le nostra braccia, ma anche per la nostra testa; se ci concentriamo sul Gimbal perdiamo attenzione sulle parole, sulle eventuali domande e su tutto ciò che accade intorno a noi;
  • L’inquadratura non è stabile e potremmo commettere un errore proprio nel momento più importante dell’intervista. (N.b. nelle interviste di viaggio spesso non abbiamo la possibilità di ripetere una scena o di conoscere in anticipo le risposte e i momenti salienti!)

Non ho né cavalletto né Gimbal, faccio a mano! Ci sono occasioni limite in cui pur di riprendere siamo costretti a tenere in mano la nostra camera. La maggior parte delle camere in commercio (fra quelle non da tv) non sono fatte per essere tenute in mano; ci sono proprio dei problemi ergonomici. Per quanto ci impegniamo le immagini verranno sempre leggermente traballanti, specialmente se si tratta di 5, 10 o 15 minuti di fila!

Come fare allora? Ricordiamoci che una volta preso bene l’audio, in fase di montaggio possiamo sostituire la maggior parte delle immagini con le nostre care coperture (facciamoli valere per qualcosa questi b-roll!); quindi il nostro obiettivo deve essere quello di avere delle brevi sezioni “pulite” con cui alternare. Infine, ci tengo a sottolineare che se la storia è veramente importante ed intensa il nostro pubblico nemmeno si accorgerà di qualche piccola imperfezione!

3. Doppia camera

In un mondo ideale farei tutte le interviste con una doppia camera. Naturalmente in viaggio molto spesso ci troviamo in situazioni che sono tutt’altro che ideali. Cercare però di avere due camere può letteralmente salvare le nostre interviste (N.b. Questo consiglio vale anche con l’audio, cercare di riprendere sempre da due fonti, di cui una anche scarsa; poiché meglio scarsa che inesistente).

Qualora non avessimo due camere la seconda opzione può essere rappresentata dai nostri telefoni (Con poche decine di euro possiamo comprare dei mini treppiedi per telefoni). Come in moltissimi dei consigli in questa guida scopriamo che gli smartphone (macchine da ripresa che portiamo sempre con noi) sono una soluzione valida per aiutarci a portare a casa le immagini migliori.

p.s. nel caso poi non ci piaccia la qualità della nostra seconda camera possiamo sempre evitare di usarla in montaggio (ma almeno c’è).

La seconda camera potrebbe essere ottima per creare anche dei movimenti inaspettati. Se la camera “A” conviene tenerla ferma e stabile, la “B” possiamo usarla su un Gimbal o su uno slider per variare maggiormente. 

4. Dividere i lavori

Da questo consiglio sono esclusi i viaggiatori solitari più hardcore!

Molto spesso ci capita di viaggiare con nostri amici (usiamoli!). In un’intervista non esiste cosa più bella ed efficiente che dividersi i lavori. Se si è in due, uno può controllare la camera mentre l’altro dialogherà con l’intervistato. Questo ci aiuterà ad avere delle domande migliori e aiuterà anche la persona con cui stiamo parlando, poiché potrà interloquire con un essere umano e non con il diabolico occhio della videocamera.

Nel caso fossimo in tre, il consiglio è di stabilire una persona che si occupi solamente dell’audio (o nel caso di una seconda camera).

5. Ricordarsi di stare zitti 

Apparentemente semplice, ma l’esperienza mi ricorda di dirvelo: lasciate finire la frase all’intervistato. Non c’è esperienza più snervante in fase di montaggio di dover eliminare una frase a causa dell’intervento a gamba tesa dell’intervistatore. Ma non solo parole, molto spesso mentre seguiamo un discorso ci lasciamo andare a mormorii o parole di incoraggiamento; durante un’intervista dobbiamo essere super concentrati per evitare di incappare in questi piccoli errori!

6. Consigli di stile

A livello di stile non voglio mai darvi consigli troppo stringenti, il bello dei video di viaggio è che sono diretta espressione della nostra originalità. Cercherò però di farvi alcuni esempi di condizioni tipo a cui potete ispirarvi per creare le vostre interviste.

  • Intervistatore fantasma o presente? Questa è forse la scelta base e fra le più importanti. Cosa pensiamo sia meglio fare, essere presenti nell’inquadratura o lasciare spazio solo alla persona intervistata? Un’intervista in presenza può rendere più semplice il dialogo e l’ascolto: si tratta di creare una situazione più informale, che assomiglia più ad una chiacchierata.
    Un aspetto negativo è dato dal fatto che con una singola camera diventa più difficile comporre un’inquadratura che connetta con l’intervistato (Una possibilità potrebbe essere inquadrare l’intervistatore di schiena, creando così una “quinta”). Qualora scegliessimo l’intervistatore fantasma (scelta ideale se siamo da soli) dobbiamo ricordare al nostro interlocutore di riprendere la domanda nelle sue risposte.  
  • Aiutare a contestualizzare e ad approfondire l’identità della persona intervistata. Chi guarda molto spesso non può conoscere la storia della persona che andiamo ad intervistare; è nostro compito cercare di introdurre e creare un legame sin dalle prime immagini. Uno dei modi migliori per farlo senza ricorrere ad un poco elegante “nome cognome data di nascita lavoro” è raccontare la sua storia attraverso i b-roll e la location in cui andiamo a riprendere. In questo caso ogni piccolo dettaglio può aiutarci ad approfondire con poco tempo e poco sforzo! 

Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire, ma il bello delle interviste è anche esplorare e lanciarsi. È un esercizio unico per migliorare sia come videomaker che come viaggiatori! Anzi, dovremmo abituarci ad interagire con le persone che incontriamo in viaggio indipendentemente dalle nostre riprese. 

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Glossario

1 Mic lavalier, è un piccolo microfono usato in televisione, teatro e nei pubblic speaking ancorato agli abiti di chi parla in modo da lasciare le mani libere.
2 Gimbal, è una struttura composta da un sistema di giunti che consente la stabilizzazione dello smartphone o della fotocamera per realizzare i propri scatti fotografici e per le registrazioni video.

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