Bivacco Val Loga da Montespluga - Smoppy's Adventures

Bivacco Val Loga (ex Bivacco Cecchini) da Montespluga

Il panorama a Montespluga
Il panorama a Montespluga
Note tecniche
Difficoltà: E
Lunghezza: 12km 
Dislivello: 875 metri
Durata: 5h 
Punti di appoggio: Bivacco Val Loga (posti letto, cucina a gas)

Ritornano le avventure di Smoppy con un trekking estivo perfetto per diventare rossi come la nostra simpatica pallina. Il nostro primo consiglio è infatti, dotarsi di crema solare! 

Ci troviamo a Montespluga, un piccolissimo borgo di montagna (1900slm) al confine con la Svizzera, nel punto più settentrionale della Valchiavenna.

Arrivati a Chiavenna si imbocca verso nord una lunghissima salita verso Montespluga. Superiamo i ciclisti che arrancano sugli innumerevoli tornanti che dopo 30 km portano al passo e al confine. La strada si fa sempre più tortuosa ed ogni passaggio in galleria regala l’emozione di un nuovo panorama. Gli ultimi chilometri, con il lago artificiale sulla sinistra sono una delizia per i paesaggisti; tutto intorno le cime alpine contrastano il blu del cielo con i loro pennacchi bianchi. Parcheggiamo all’entrata del borgo e ci avviamo verso l’inizio del sentiero dietro il ristorante: “La Capriata”. 

Il sentiero

Il percorso è una dritto rettilineo in salita verso Ovest, che ci porta a percorrere la Val Loga fino alla sua fine. Lasciamo quindi il lago alle nostre spalle salutando un piccolo gruppetto di mucche in alpeggio.

Il primo tratto assomiglia ad un sogno ameno e bucolico. Decine di torrenti si inseguono formando cascatelle fra i prati verde smeraldo. Gruppi sparuti di fiorellini ondeggiano lentamente sotto il soffio di un vento leggero.

Abbiamo già dimenticato il caldo della pianura: qui il termometro non supera i 15 gradi. I primi 3 chilometri di cammino sono un tranquillo salire su pendenze lievi e quasi impercettibili; ci voltiamo verso il lago che da qui appare come una superficie turchina fra le vette innevate.

Elegia del Monte Spluga

Ci ritornano alla mente le parole che Carducci ha dedicato alla valle, che con la sua bellezza naturale ha acuito la solitudine e la malinconia del poeta: 

“No, forme non eran d’aer colorato né piante
garrule e mosse al vento: ninfe eran tutte e dee.

E quale iva salendo volubile e cerula come
velata emerse Teti da l’Egeo grande a Giove:

e qual balzava da la palpitante scorza de’ pini
rosea, I’agil donando florida chioma a l’aure:

e qual da la cintura d’in cima a’ ghiacci diasprati
sciogliea, nastri d’argento, le cascatelle allegre.

Sola in vett’a un gran masso di quarzo brillante al meriggio
in disparte sedevi, Lorely pellegrina :

solcavi l’aurea chioma con l’aureo pettine, lunga
la chioma iva per l’alpe, vi ridea dentro il sole.

In un tempio a larghe ombre di larici acuti le Fate
stavan, occhi fiammanti ne la gemma de’ visi:

serti di quercia al crine su le nere clamidi nero,
scettri avean d’oro in mano: riguardavano me.

Orco umano, che sali da’ piani fumanti di tedio,
noi la ti demmo : aveva gli occhi color del mare.

Or tu ne vieni solo. Che festi di nostra sorella?
I’hai divorata?- E fise riguardavan pur me.

No, temibili Fate, no, soavi ninfe, lo giuro:
ella è volata fuori de la veduta mia.

Ma la sua forma vive, ma palpita l’alma sua vita
ne le mie vene, in cima de la mia mente siede.

Con la imagine sua dinanzi da gli occhi tuttora
che mi arde, con la voce che dentro il cor mi ammalia,

suono di primavera su ‘I tepido aprile dormente,
erro soletto il mondo, tutto di lei l’impronto.

Ecco, voi Fate e ninfe, paretemi, e siete, lei sola:
anzi in mia visïone v’ho create io di lei.

Ma ella dove esiste? – Lamenti scoppiarono, e via
sparver le ninfe in aria, via sotterra le Fate.

E vidi su gli abeti danzar li scoiattoli, e udii
sprigionate co’ musi le marmotte fischiare.

E mi trovai soletto là dove perdevasi un piano
brullo tra calve rupi: quasi un anfiteatro

ove elementi un giorno lottarono e secoli. Or tace
tutto: da’ pigri stagni pigro si svolve un fiume :

erran cavalli magri su le magre acque: aconìto,
perfido azzurro fiore, veste la grigia riva.”

Giosuè Carducci – Elegia del Monte Spluga
Spluga, 1-4 settembre 1898.

Verso il bivacco Val Loga

Forse distratti dalla bellezza delle cascate perdiamo il sentiero. Controllo il GPS e mi sembra di scorgere una traccia lungo il pendio di un grande dosso roccioso. Inizio ad arrampicarmi su balzi di roccette che rapidamente iniziano a salire in verticale. Controllo meglio: si tratta di una pista di sci. Mi volto a guardare verso valle, ora il verde dei prati ha sostituito il candore della neve, ma posso benissimo comprendere i balzi, le curve e le pendenze del tracciato. Questa deviazione aggiunge un tocco d’avventura ed adrenalina al nostro percorso, mentre con fatica ritroviamo il sentiero. 

Cominciamo a vedere la neve
Cominciamo a vedere la neve

Abbiamo scollinato i 2300 metri e l’ambiente montano sembra ricordarcelo: i prati hanno lasciato spazio alla roccia, e grandi chiazze di neve ci costringono a precari attraversamenti. Ci mancava la sensazione di camminare su questi nevai.

Iniziamo a scorgere la meta, trecento metri sopra di noi, ma la salita è ora un nervoso avanzare fra piccoli e ripidi tornanti di roccia. Attraversiamo sfasciumi di pietra che si alternano a zone di neve sempre più solida e ghiacciata. Intorno a noi le cime della Val Loga e del Ferrè diventano sempre più imponenti. Riprendiamo fiato e compiamo l’ultima fatica fino al bivacco Val Loga (2756 slm). 

La vista si apre a 360°; verso Ovest le cime che separano dalla Svizzera, a Nord il Pizzo Tambo, ad est oltre il laghetto di Montespluga il Piz Por e e il Piz Timun, mentre a Sud la visuale è chiusa dall’imponente ghiacciaio del Ferré.

È un altro mondo, un luogo in cui l’uomo diventa formica, piccolo ed inutile accidente. 

La vista panoramica
La vista panoramica

Riprendiamo la strada in discesa passando però dai grandi fronti di neve, sciando (a nostro modo) verso valle. Compio una cinquantina di metri scivolando direttamente di culo. Come sempre la discesa vola e il nostro pensiero si concentra solo sul pranzo-merenda e un boccale di birra. Sono infatti le 16 quando ritorniamo a Montespluga.

I nostri voti
Fatica: 2/5
Avventura: 3,5/5 (4 con il passaggio sulla pista da sci)
Poeticità: 4/5 (5 per Carducci) 
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15 commenti su “Bivacco Val Loga (ex Bivacco Cecchini) da Montespluga”

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